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Paragrafo 2 . Dall'attentato di Sarajevo alla guerra mondiale.

     
Lo  stato che aveva tratto i maggiori vantaggi dalla guerre balcaniche
era  la  Serbia,  che  si  era annessa met  della  Macedonia.  Questo
successo  aveva rafforzato il nazionalismo dello stato serbo,  il  cui
governo,  che  aspirava  a  riunificare  gli  slavi,  compresi  quelli
sottoposti   all'Austria,   fomentava   ed   aiutava   gli   attivisti
antiaustriaci che operavano in Bosnia ed in Croazia.
     Francesco  Ferdinando,  erede  al trono  austriaco  e  comandante
dell'esercito, conduceva intanto un tentativo di integrazione politica
delle  nazionalit  slave sottoposte all'impero, promettendo  loro  la
concessione  di  una maggiore autonomia, sempre per  all'interno  del
vasto organismo imperiale. Proprio per questa opera di mediazione, che
rischiava  di  vanificare  gli sforzi rivoluzionari  del  nazionalismo
serbo,  egli  fu  ucciso con la moglie il 28 giugno 1914  a  Sarajevo,
capitale  della Bosnia, dallo studente serbo-bosniaco Gavrilo Princip,
membro di una societ segreta antiaustriaca con sede in Serbia.
     Il  fatto  suscit in Austria ed in tutta Europa  riprovazione  e
sdegno,  ma  in se stesso non era pi grave dei numerosi  incidenti  e
degli scontri che si erano verificati in passato.
     Questa  volta,  tuttavia,  lo scarso desiderio  di  difendere  la
pace, la catena delle alleanze ed il sostegno popolare alla guerra  si
cementarono  in  un  fatale  ed  inestricabile  groviglio  politico  e
militare.
     L'Austria,   lungi   dal  cercare  di  risolvere   la   questione
diplomaticamente, approfitt dell'assassinio di Sarajevo per stroncare
con la forza il tentativo
     
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     della  Serbia di egemonizzare gli slavi. A tal fine, il 23 luglio
invi   al   governo   serbo,  accusato  di   essere   corresponsabile
dell'attentato,  un ultimatum con il quale pretendeva  di  intervenire
pesantemente nelle questioni interne dello stato slavo; cinque  giorni
dopo, non soddisfatta della parziale accettazione delle sue richieste,
attacc la Serbia.
     La  volont di guerra coinvolse un po' tutte le nazioni  europee,
nessuna  delle  quali  riusc, n volle, affrontare  politicamente  la
questione.  Non  lo  volle la Germania, che anzi spinse  l'Austria  ad
agire  con determinazione, convinta, sulla base di un piano strategico
elaborato dal capo di stato maggiore Alfred von Schlieffen,  di  poter
avere  rapidamente la meglio su Francia e Russia. Non si tir indietro
la Russia, che per difendere la Serbia, nell'ottica di una politica di
panslavismo, proclam la mobilitazione generale, sfidando i  tedeschi;
la  Francia,  sua  alleata,  non  fece  molto  per  trattenerla.  Alla
mobilitazione   russa,  i  tedeschi  risposero   con   un   ultimatum,
pretendendone  la  revoca; al rifiuto della  Russia,  le  dichiararono
guerra, il 1 agosto.
     A  questo punto scatt l'implacabile catena delle alleanze;  alla
Francia,  secondo gli accordi dell'Intesa, non rimase  che  mobilitare
l'esercito,  nonostante le minacce della Germania. Fu cos  che  il  3
agosto  la  Germania le dichiar guerra, dopo aver deciso  l'invasione
del Belgio. L'Inghilterra, davanti al timore di un dominio tedesco sul
continente, fu costretta ad intervenire il 4 agosto.
     L'Italia  riusc momentaneamente a sottrarsi allo scontro  fra  i
due  blocchi,  grazie  ad  una clausola del  trattato  della  Triplice
alleanza,  secondo  la  quale il patto militare aveva  caratteristiche
strettamente  difensive.  Inoltre  l'Austria  non  aveva  avvisato  il
governo    italiano   dell'attacco   alla   Serbia,   come    previsto
esplicitamente dagli accordi.
     La  successiva  entrata  in  guerra  del  Giappone  (23  agosto),
alleato  dell'Inghilterra,  e  deciso  a  strappare  alla  Germania  i
possedimenti   del  Pacifico,  confer  al  conflitto   un   carattere
universale: la guerra europea era diventata la prima guerra mondiale.
     Il  sostegno popolare alla guerra non coinvolse soltanto  i  ceti
normalmente  favorevoli al nazionalismo ed all'espansionismo,  come  i
circoli  militari, i grandi industriali e i colonialisti,  ma  aggreg
perfino frange di intellettuali e gruppi di piccolo-borghesi, operai e
contadini.
     Fra  i  tedeschi, lo scrittore Thomas Mann, lo storico  Friedrich
Meinecke  e  l'economista Werner Sombart incitarono ad  una  sorta  di
guerra   culturale,  mentre  in  Italia  D'Annunzio  ed  i   futuristi
illustravano   il   conflitto  come  una  fonte  di   eroismo   e   di
rigenerazione.
     L'assassinio   del  socialista  francese  Jean  Jaurs,   strenuo
sostenitore  della  pace,  da  parte di un  compatriota  nazionalista,
mostr   drammaticamente  quanto  fosse  difficile  il   compito   dei
pacifisti.
     L'internazionalismo proletario venne meno quasi ovunque  ai  suoi
scopi:  l'idea di fratellanza internazionalista cedette il posto  agli
interessi   nazionali  e  patriottici.  Il  partito  socialdemocratico
tedesco,  quello  austriaco,  il  partito  socialista  francese  ed  i
laburisti inglesi finirono per partecipare alle "unioni sacre", cio a
governi di unit nazionale, e votarono a favore dei crediti di guerra.
Soltanto la maggioranza del partito socialista italiano, e la corrente
bolscevica  dei  socialdemocratici  russi  rimasero  coerentemente  su
posizioni antimilitariste.
     
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     La  seconda internazionale, l'associazione dei lavoratori fondata
nel  1889  e  gi profondamente divisa fra rivoluzionari e riformisti,
cadde  in  una  sorta  d'impotenza e le  sue  saltuarie  riunioni  non
riuscirono a fermare il massacro fra proletari.
